Una promessa lunga sessant’anni
Sembrerà strano, ma certe storie non cominciano con un colpo di fortuna. Cominciano con una frase.
«L’uomo si vede dalla sua capacità di mantenere gli impegni che assume.»
Carlo Catone quella frase se la sente dire una sera qualunque, in cucina, davanti ai suoi genitori. E non è una massima da calendario: è un avvertimento. Un limite. Una promessa. E lui la prende sul serio. Per tutta la vita.

Le origini: Terra di Lavoro negli anni Cinquanta
Per capire come siamo arrivati fin qui bisogna tornare indietro, molto indietro. Anni Cinquanta. L’Italia è un paese che prova a rimettersi in piedi, inciampando tra le macerie della guerra. In provincia di Caserta la chiamano da sempre Terra di Lavoro, e non per poesia: serve schiena dritta, mani forti, la testardaggine di chi la terra la coltiva per necessità, non per romanticismo.
In questo paesaggio ancora ferito c’è un ragazzo che decide una cosa semplice e definitiva: vuole lavorare. Niente studi, niente libri. Lavora.
Comincia come apprendista in un’officina meccanica. Ferro, chiavi inglesi, odore di gasolio. E camion. Soprattutto quei camion che ogni mattina arrivano con gli autisti della raccolta del latte. Carlo li osserva. Fa domande. Capisce il giro. E piano piano, come fanno le idee quando pretendono spazio, la sua prende forma: provarci. Entrare in quel mondo.
1958: Il primo camion e la parola data
Serve un camion. Serve coraggio. Serve, soprattutto, l’approvazione della famiglia. E così, una sera, Carlo annuncia la sua decisione. È lì che il padre, Castrese, gli restituisce la frase che diventerà la sua bussola: «Ricordati che un uomo si vede dalla sua capacità di mantenere gli impegni che assume.»
Carlo non lo dimenticherà più.
Nel 1958 compra quel camion. Uno solo. Lo guida lui. Parte la mattina presto e raccoglie il latte per la Centrale del Latte di Napoli. È l’inizio. Piccolo, fragile, vero.
Gli anni Settanta: Parmalat e Latte Matese
Poi il lavoro cresce. Crescono i camion. Crescono le opportunità. Nel 1970 inizia la distribuzione e la vendita dei prodotti Parmalat. Nel 1972 entra anche Latte Matese. Carlo lavora, consolida, non fa rumore. Ma quando si muove, sposta l’aria.
Il salto degli anni Ottanta: nascono i magazzini specializzati
Arrivano gli anni Ottanta e con loro il salto che cambia tutto: i primi investimenti veri, i magazzini a Vitulazio e Pastorano. Cemento, ferro e freddo. Non è solo un ampliamento. È un messaggio. La logistica non è più un mestiere improvvisato: è una scienza. Specializzata in ambient e frozen. E Carlo Catone lo capisce prima degli altri.
Giuseppina Taddeo: la forza silenziosa
Ma dietro quel salto c’è anche un’altra forza. Una forza silenziosa, che non fa rumore ma tiene tutto insieme. Si chiama Giuseppina Taddeo, ed è nata qui, tra Pastorano e Vitulazio, nel 1939. Una donna umile, di poche parole. Una di quelle che hanno lavorato nei campi da bambine, che sanno cosa significa sudare per la terra. Casalinga, lavoratrice, presenza costante. Carlo la chiama «la sua forza». E non è retorica: è quella sicurezza, quel coraggio trasmesso senza proclami, che gli ha permesso di affrontare le avversità.
C’è una frase che Giuseppina ripete, negli anni. Una di quelle che restano: «Carlo, compra il terreno. Non preoccuparti. Il lavoro onesto ripaga.»
E lui lo fa. Compra quei terreni dove Giuseppina è cresciuta, dove ha lavorato da piccola. E su quei terreni costruisce l’azienda. Vitulazio. Pastorano. È un cerchio che si chiude. O meglio: è un cerchio che si apre.
Quella frase — il lavoro onesto ripaga — diventa un altro pilastro. Accanto alla parola data del padre, c’è la fiducia di Giuseppina. Insieme, sono il fondamento su cui Carlo costruisce tutto. E sono i valori che, negli anni, trasmetterà ai figli: Mina, Castrese, Vittoria. Onestà. Coraggio. Lavoro.
Espansione internazionale: l’Ungheria negli anni Novanta
Poi arrivano gli anni Novanta, e con loro la tentazione — o la necessità — di guardare oltre il confine. Ungheria, 1990: Szekesfehervar prima, poi Budaörs. Un nome impronunciabile che per Carlo significa una cosa sola: espansione. Una collaborazione strategica con Unilever che diventa un avamposto del freddo italiano in Europa centrale. Una scommessa che poteva andare in mille modi diversi, e invece funziona.
La seconda generazione entra in campo
Intanto, in Italia, succede qualcosa di ancora più importante. La seconda generazione entra in campo. Mina e Vittoria portano ordine, metodo, una sensibilità concreta per l’organizzazione. Castrese ci mette l’altra metà: visione. Quella capacità rara di vedere una strada dove ancora non esiste. È lui a spingere sull’integrazione, sull’automazione, sull’idea che la logistica del freddo non deve inseguire il mercato, ma anticiparlo.
E così, mentre il settore comincia appena a capire la direzione, Carlo Catone affiancato dalla sua famiglia sta già correndo.
2010: Il magazzino automatico di Parma
Arriva il 2010, l’anno del magazzino automatico di Parma: oltre 45.000 posti pallet. Un gigante d’acciaio che lavora a -28°C, progettato per non sbagliare mai. Uno dei più grandi d’Italia e d’Europa. Non è una bandiera. È un avamposto. Un modo per dire: siamo qui, e sappiamo come si fa.
2012: Green Express, la logistica sui binari
Nel 2012 nasce il Green Express, il progetto intermodale con Unilever. Una tratta ferroviaria Parma-Caserta per togliere camion dall’asfalto. Una scelta che oggi chiameremmo sostenibile, allora sembrava quasi ostinazione: portare il freddo sui binari, ridurre emissioni e costi. Ma è così che funziona, quando vedi il futuro prima che sia di moda. Quella visione, anni dopo, nel 2024, porterà al Gruppo il premio Zerogradi per il risparmio di CO₂.
Crescita e diversificazione: farmaceutica e corriere espresso
Gli anni passano ma la linea rimane dritta: ampliare, integrare, controllare. Nel 2016 arriva la distribuzione farmaceutica e il corriere espresso. Nel 2019 la gestione del fine linea di produzione gelati Unilever. Sempre più servizi, sempre più competenze interne. Perché affidarli a terzi? La qualità non si appalta, si presidia.
2022-2024: Sostenibilità e riconoscimenti
Intanto l’infrastruttura cresce. Vitulazio, Pastorano, Parma, Budapest. Nel 2022 ancora cantieri: nuovi magazzini a Budapest e, di nuovo, a Vitulazio. Tonnellate di merce, centinaia di dipendenti, una flotta che sfiora i 300 mezzi. E poi i pannelli fotovoltaici: ventimila moduli, il 50% dell’energia prodotta in casa. Una strategia chiara, semplice e spietata: autonomia, efficienza, sostenibilità.
Il premio Zerogradi 2024
Il 2024 è un anno di riconoscimenti. Oltre 3.000 tonnellate di CO₂ risparmiate, premiate davanti al settore. E ancora: Eurofrigo tra le imprese Champions d’Italia. Segnali. Piccoli fari che dicono che la strada è giusta.
2025: Vitulazio, il nuovo magazzino automatico del Sud Italia
E arriviamo a oggi.
Vitulazio torna al centro della scena. Dove tutto era iniziato, tutto si rinnova. Il nuovo magazzino automatico è stato completato: 36 metri d’altezza, -25°C, oltre 30.000 posti pallet che si muovono da soli, una cattedrale del freddo progettata per lavorare senza fiato, senza pause, senza errori. Il più grande del Sud Italia. Un punto di riferimento per l’intero Paese.
Un polo logistico da 250.000 mq
Ma non è solo questo.
A Vitulazio si stanno costruendo strutture moderne, magazzini logistici ambient che superano i 60.000 mq, inseriti in un’area industriale di 250.000 mq. Un sistema che attira nel territorio clienti di livello mondiale, creando occupazione, competenze, futuro.
Così il nome di questo piccolo paese — discreto, testardo, straordinario — oggi risuona nel cuore dell’Europa della logistica.
E l’intera comunità ne è fiera. Perché ciò che qui si sta realizzando non è solo un polo industriale: è una storia di riscatto, visione e appartenenza.
La parola data: il valore che guida il Gruppo Catone
E come sempre, dietro l’acciaio e le linee robotiche, resta la stessa frase di partenza.
Quella che Carlo si è portato dietro per tutta la vita come un giuramento — e che oggi i figli, Mina, Castrese e Vittoria, insieme ai nipoti, continuano a portare avanti:
l’uomo si vede dalla sua capacità di mantenere gli impegni che assume.
Sessant’anni dopo, quell’impegno è ancora qui.
E in fondo è questo il vero traguardo: aver costruito un gruppo, un territorio, una storia… mantenendo la parola data. Sempre.
